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La Signora Martine Lafitte


Trovare la casa della Signora Martine Lafitte a Labastide-d’Arm. non è difficile, basta sapere dove abita e tutti in paese sanno dove abita; per di più c’è anche un cartello che lo segnala.

Qui è partita la mia fregatura: la casa è bianca, di recente costruzione, tutto coincide con le informazioni prese, ma di cartelli nemmeno l’ombra.

Chiedo conferma telefonica al signor Darzacq, la ottengo, trattengo il fiato e suono l’unico campanello che trovo, ovviamente anonimo.

La Signora Lafitte mi apre, porgo la mano per presentarmi e lei si volta di scatto; il tempo di chiedermi quale gaffe avessi commesso e capisco che voleva solo impedire alla gattina di scappare da casa.

Il colloquio, fatta la doverosa premessa che l’obiettivo della mia visita è la verifica dei dati per la stesura del libro, scorre con rassicurante tranquillità.

Pur apprezzando che io voglia essere certo di ciò che ho trovato, non nasconde lo scetticismo sulla possibilità di fare un controllo attendibile su tutto.

Ha ragione: sono in possesso di tali e tante notizie che io stesso lo temo.

Le parlo delle motivazioni che mi spingono a stendere questo compendio a uso dei possibili acquirenti italiani, ma la signora conosce il mercato così a fondo da dubitare dell’efficacia di questa iniziativa; comprendo lo scetticismo e ammetto che, trattandosi di una ricerca frutto di amore, corro il rischio del velleitarismo.

Si congratula per la passione che manifesto, per il coraggio che dimostro e per la determinazione di portarlo comunque a termine; avendo personalmente conosciuto il padre Léon (con la Signora Martine siamo alla quinta generazione) credo che questa componente sia ciò che ha maggiormente apprezzato in me.

Offre consigli e suggerimenti, con ironia e con dolcezza, ma è sufficiente che giunga una telefonata di lavoro per rendere palese che la Signora Lafitte ha una tempra ferrea.

Come di ferro è il cartello della sua proprietà, il Domaine de Boingnères, ma l’uragano Klaus del 24-25 gennaio 2009, oltre a far strage di pioppi, pini marittimi, castagni e querce, molte delle quali secolari, l’ha reso orizzontale e dalla strada è impossibile vederlo.

Avrò modo di costatare gli effetti di questa devastazione nei giorni seguenti, spostandomi verso Lacquy e Saint-Justin; il paesaggio è penosamente desolante.

I proprietari hanno cercato di rientrare dal danno subito vendendo la parte delle querce che interessa ai tonneliers, soluzione che ha finito per ridurre il bosco a un’accozzaglia di colossali radici, tronchi mutili e rami rinsecchiti.

Dedico anche un pensiero al paesaggio privato, includendo i danni inferti ai parchi dei castelli e delle ville. Cedri del Libano, cinnamomi, cipressi calvi e sequoie californiane, alberi assai decorativi pur non facendo parte delle essenze tradizionali della Guascogna, non sono stati risparmiati da Klaus.

Frutto della passione botanica ottocentesca erano splendidamente inseriti nel contesto dei grandi vecchioni locali; temo che per loro non esista ricambio.

In ultimo segnalo al lettore che gli avi di Martine Lafitte furono fra i pochissimi che riuscirono a salvare i vitigni di Folle Blanche ai tempi della fillossera.

Non si entra nella storia dell’armagnac senza validi motivi.

 

P.S.

Sono tornato da questa signora il 13 maggio 2011 per avere ancora alcuni chiarimenti sulla sua produzione.

Il lettore stia sereno, il cartello è stato rinnovato ed è visibilissimo.

Purtroppo manca la gattina, ma è stato prontamente adottato un altro micio, un coccolone assoluto.

La Signora Martine Lafitte
La Signora Martine Lafitte